Mercoledì, 06 Maggio 2015 17:45

BRASILE.

Amazzonia: assassinato leader indio anti-deforestazione.

Sotto attacco i Ka’apor, che nello scorso settembre avevano catturato e scacciato un gruppo di disboscatori illegali.

di Paolo Virtuani.

Si chiamava Eusébio, era un leader degli indios Ka’apor dell’Alto Turiaçu che lottava contro la deforestazione dell’Amazzonia nello Stato brasiliano del Maranhão. È stato assassinato il 26 aprile con colpi sparati nella schiena da due uomini incappucciati a bordo di un moto. «Non è la prima volta che i Ka’apor denunciano di aver ricevuto minacce dalle imprese responsabili della deforestazione», dice in una nota Greenpeace, rilevando che almeno «dal 2008 i Ka’apor chiedono interventi contro il taglio illegale, ma sono state condotte solo sporadiche operazioni e non appena gli ispettori se ne sono andati l’attività criminale è ripresa». Cleber César Buzatto, segretario esecutivo del Consiglio missionario indigeno di Maranhão (Cimi), il 30 aprile è intervenuto a New York al Forum permanente dell’Onu delle popolazioni indigene per denunciare l’omicidio.
Senza aiuti
A partire dal 2013, «stanchi di aspettare l’intervento del governo, i Ka’apor hanno iniziato un monitoraggio indipendente delle foreste, cacciando le aziende coinvolte nel taglio illegale, ottenendo in cambio rappresaglie, minacce e persecuzioni», aggiunge Greenpeace. «I Ka’apor cercano di difendere il loro territorio, ma sono soli, senza sostegno da parte del governo, che dovrebbe impegnarsi invece a far rispettare la legge» afferma Madalena Borges, del Consiglio missionario indigeno di Maranhão, secondo quanto riferito dall’associazione ambientalista.
Morire per la foresta
I Ka’apor vivono nello stesso territorio degli indios Awá, una delle etnie amazzoniche più a rischio, di cui molti gruppi famigliari non hanno ancora avuto contatti con il resto del mondo. Lo scorso dicembre un Awá è stato ucciso dai deforestatori e una donna è morta di polmonite contratta dopo il primo contatto, secondo la denuncia di Survival International.
Amazzonia senza legge
L’industria del legname in Amazzonia è fuori controllo, denuncia Greenpeace. «Quello che incoraggia le imprese a rubare il legname dalle terre indigene è il fatto che la refurtiva possa facilmente essere spacciata per prodotto legale e venduta, anche sul mercato internazionale, senza problemi. Questo genera conflitti sociali e talvolta persino omicidi», commenta Chiara Campione, della Campagna foreste di Greenpeace Italia. La terra indigena dell’Alto Turiaçu ha perso dal 2012 44 mila ettari di foreste (8,07% dell’area) ed è la quinta zona indigena più colpita dalla deforestazione in Amazzonia.
(Da corriere.it, 5/5/2015).

 

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