L'ultimo Appello firmato da Marco Pannella è stato per l'Esperanto a Papa Francesco.

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Marco Pannella al congresso esperantista di Padova (1990) Marco Pannella al congresso esperantista di Padova (1990)

L'ultimo Appello firmato da Marco Pannella è stato per l'Esperanto a Papa Francesco.

 

Questo è l'ultimo Appello firmato da Marco Pannella in calce alla lettera a Sua Santità, Papa Francesco: Santo Padre, torni a benedire Urbi et Orbi in Esperanto e sostenga la campagna Radicale “per la lingua comune della specie umana” in tutti gli organismi transazionali, ad iniziare da quelli delle Nazioni Unite.
Lo ha fatto volendo mettere una sua antica frase degli anni '90: «Che il bambino del Bangladesh, il bambino più ricco della società britannica o americana, insieme, abbiano una seconda lingua, che l'anglofono abbia una seconda lingua è urgente».
La battaglia per il diritto dell'umanità ad una lingua comune che preservi la pluralità delle culture e lingue del mondo assicurando, nel contempo, pari opportunità nella comunicazione transnazionale, è punto della Mozione dell'ultimo Congresso del Partito Radicale e, almeno dal 1990, con il suo intervento al Congresso esperantista di Padova e stata attentamente sostenuta da Marco Pannella.

Intervento di Marco Pannella al LXI Congresso Italiano di Esperanto, Padova 26 agosto del 1990.

Esperanto perché, la storia dell’umanità in positivo, nella direzione della vita è una storia di invenzioni 

Imposizione dell’inglese come omologazione tremenda. Perché la forza, la capacità di omologazione nella violenza del nostro tempo, della nostra società è, come tutti sappiamo, estremamente grande.

Gli esperantisti devono scegliere tra mendicare ed ottenere delle migliori capacità di sopravvivenza, come un piccolo gruppo internazionale, una piccola o grande chiesa, o altrimenti conquistare all’umanità la possibilità di compiere la scelta della Lingua Internazionale. E questa è una scelta che comporta una lotta drammatica, difficilissima, di tipo politico.

L’Esperanto nelle istituzioni europee: devono assumersi la responsabilità di fare sì o di fare no.

Insieme, come Partito Radicale, potremmo lavorare perché lo stesso testo legislativo o gli stessi testi legislativi, parziali ciascuno e sistematici nell’insieme, vengano depositati e non lasciati poi a dormire nel deposito, in 7, 8, 10, 12 parlamenti, a cominciare magari dal Soviet sovietico fino ai parlamenti dei 12 e ad alcuni parlamenti del terzo mondo.

Benedizione Urbi et Orbi in Esperanto

Signori della presidenza, amiche e amici,

vi porto innanzi tutto il saluto e l’augurio, per i vostri lavori, del Consiglio federale del Partito Radicale, come alcuni di voi sanno transnazionale e transpartito, del quale ho l’onore di essere Presidente.

Un momento fa una cortese giornalista si è avvicinata e riuscendo, bravissima, senza disturbare nessuno, a pormi qualche domanda, incalzandomi ha detto: “ma perché proprio una lingua inventata?”, mi sono limitato a mormorare da quel posto alla collega giornalista che, fino a prova del contrario, la storia dell’umanità in positivo, nella direzione della vita è una storia di invenzioni.

D’altra parte la vita storica e la vita morale sono scelta e sono invenzione e, dopo cento anni, io credo che la lingua dell’Esperanto, la Lingua Internazionale e le sue ragioni d’ordine generale, e i suoi principi e i suoi obbiettivi, si impongono oggi come una necessità urgente ed evidente a tutti.

Questo credo non autorizzi nessuno di noi a grandi ottimismi, anzi. Credo che la storia sia un grande cimitero di speranze, di ragioni ideali battute dalla forza bruta delle cose o da scelte opposte degli uomini.

Per alcuni decenni noi potremmo avere in questa società, invece che esaltata la lingua Internazionale e quindi la forza anche delle lingue nazionali e delle cultura nazionali, potremo avere invece una omologazione tremenda perché la forza, la capacità di omologazione nella violenza del nostro tempo, della nostra società è, come tutti sappiamo, estremamente grande. La cosa più probabile è che la logica delle cose s'imponga, che l’inglese, per esempio, diventi la lingua, ma quindi anche la cultura, con violenza non soggettiva ma oggettiva, imposta come lingua internazionale. E, ripeto, per motivi oggettivi e non per perverse volontà soggettive. Questo è molto probabile. Noi dobbiamo puntare al possibile, voi puntate al possibile contro il probabile. Questo, d’altra parte, è la caratteristica di tutte le grandi rivoluzioni o evoluzioni storiche e anche morali, se me lo consentite.

Si tratta quindi di armarci delle armi della nonviolenza, delle armi del diritto, per cercare di incanalare verso la soluzione della Lingua Internazionale questa necessità urgente della storia dell’umanità.

Credo che vi troviate... - abbia ragione Chiti Batelli, abbiano ragione molti di voi - vi troviate a dover compiere sempre di più una scelta, quella di mendicare ed ottenere delle migliori capacità di sopravvivenza, come un piccolo gruppo internazionale, una piccola o grande chiesa, o altrimenti conquistare all’umanità la possibilità di compiere la scelta della Lingua Internazionale. E questa è una scelta che comporta una lotta drammatica, difficilissima, di tipo politico.

Per questa drammaticità, che, con semplicità, abbiamo compiuto, per esempio, compiuto la scelta di trasmettere in diretta tutti i lavori del Congresso attraverso Radio Radicale: credo che questo sia un fatto storico, non credo che sia mai accaduto che centinaia di migliaia di persone ascoltino, vivano l’Esperanto, non credo sia mai accaduto nel mondo. È una cosa umile, semplice, ma sta accadendo. A partire da questo sarà più facile dibattere creativamente e facendo intendere la concretezza, ripeto, drammatica, della scelta che vogliamo che i nostri stati, la nostra società compiano. Vorrei fare alcune proposte o esempi se loro me lo consentono, prima di concludere.

Potremmo stabilire che a novembre o dicembre, per prepararlo bene anche ad ottobre, la presidenza dell’UEA venga al parlamento di Strasburgo per una pubblica conferenza di presentazione, sia ai parlamentari, sia alla stampa, di presentazione di obiettivi concreti ai quali il Parlamento europeo, la Comunità europea e i Parlamenti nazionali debbano assumersi la responsabilità di fare sì o di fare no.

Attraverso il Partito Radicale sono certo che troveremo su questo, almeno l’accordo di alcune decine di parlamentari europei i quali oggi ben conoscono i caratteri transnazionali e transpartitici del Partito Radicale, per potere, appunto, andare a questa concreta imposizione di disponibilità del Parlamento europeo. Sulla base di questa espressione pubblica dell’UEA e quindi di tutti voi – se mi consentite in qualche misura direi anche un po’ di noi -, noi potremmo adottare una sorta di Carta, precisa, puntuale, non parlo di una Carta di grande dichiarazione di principi, e iniziare subito la battaglia perché la Commissione europea metta in cantiere subito una Direttiva comunitaria a favore di quelle cose che chiederemo, come esperantisti.

Insieme, come Partito Radicale, potremmo lavorare perché lo stesso testo legislativo o gli stessi testi legislativi, parziali ciascuno e sistematici nell’insieme, vengano depositati e non lasciati poi a dormire nel deposito, in 7, 8, 10, 12 parlamenti, a cominciare magari dal Soviet sovietico fino ai parlamenti dei 12 e ad alcuni parlamenti del terzo mondo. Ma alla stessa ora, negli stessi termini, nello stesso giorno. Sì da potere poi anche avere una azione esterna nonviolenta di sostegno.

Per finire con un altro esempio di opera che mi pare di azione possibile, per esempio, io credo che potremmo già per Pasqua ’91, se non per Pasqua ’92, lì lo vedremo, sicuramente ottenere che dal messaggio Urbi et Orbi del Pontefice a Pasqua vi sia anche l’uso, oltre le 52 lingue dell’anno scorso, anche quello dell’Esperanto. Ma basta lavorarci. Sono esempi, [intervento dal pubblico] prego? Sì però sarebbe ora anche di consentire al Papa di farlo, no? Nel senso che, probabilmente, il Papa ha bisogno che accada qualcosa perché lo possa fare.

Noi ci siamo trovati ad avere, ed eravamo allora ancora in odore di zolfo, nel mille novecento mi pare 83, ad avere un’accoglienza, un saluto nel corso proprio della Pasqua dell’81, 82, non ricordo, ai radicali e nonviolenti che, lottando contro la fame nel mondo erano andati a San Pietro, e lo fece contro molti consigli avversi. Figuratevi se noi organizzassimo insieme e lui lo sapesse, una presenza di saluto e di augurio esperantista un po’ di massa, un po’ di massa, non è difficile con la radio, con altri compagni e amici di partito, per Pasqua, una festa di questo genere, per onorare la bella parola del nostro Presidente, una festa di questo genere, io sono assolutamente sicuro, cominciando un po’ a conoscere anche i riflessi umani quando conosce le situazioni del nostro Pontefice, che questo lo avremmo. 

Ho finito e vi ringrazio molto. Naturalmente questi sono esempi e proposte che farò, faccio a voi, che farò e faccio al mio Partito che, essendo un partito profondamente libertario e federalista, evidentemente deve pure riflettere bene a quel che decide perché poi è un partito di persone che danno letteralmente corpo alle decisioni che prendono.

Ad oggi siamo un decimo degli esperantisti in quanto radicali, iscritti al Partito Radicale transnazionale, non basta certamente, ma credo che sarà chiaro, sempre più chiaro, a tutti gli esperantisti, quanto la crescita e la possibilità di operare di questo Partito, internazionale, transnazionale, transpartito, con la storia e la cultura che ha, con meno ancora eroi - se voi volete- o militanti, di quanto la causa esperantista non ha potuto fino adesso contare, credo che il problema della salvezza, della crescita, della forza di questo Partito che è riuscito, in 2 o 3 migliaia di persone con la nonviolenza forse a salvare dallo sterminio per fame alcuni milioni di persone, credo che questo problema di crescita comune insieme è un problema che è oggettivamente posto. Si tratterà di vedere se sapremo, ciascuno di noi, farne, da un’evidenza di necessità, anche un punto di riferimento, di speranza, di gioia, di dialogo, per ciascuno di noi, per ciascuno di voi e di noi, di noi se mi consentite.

Grazie e auguri.